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La certificazione in Agricoltura Biologica (2/3)

L’ICEA nasce nel luglio 2002 come consorzio che riunisce AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, ANAB (Associazione Nazionale Architettura Biologica), Demeter Italia (Associazione per la tutela della qualità biodinamica in Italia), ACU (Associazione Consumatori Utenti), Banca Popolare Etica) e DIOS (organismo di controllo del biologico greco). E’ stata ufficialmente riconosciuta dal Decreto del Mipaf n. 91737 del 18/07/2002 e svolge l’attività di controllo e certificazione al posto di AIAB.
Gli operatori già soggetti al controllo dell’AIAB possono utilizzare le vecchie etichette per contrassegnare i propri prodotti fino alla fine di luglio 2003.


Struttura e compiti

I singoli enti sono costituiti da associazioni indipendenti di produttori, tecnici, e rappresentanti dei consumatori. Le procedure di controllo sono affidate a personale specializzato. La struttura centrale dell’organizzazione è di solito affiancata da sedi operative distribuite in varie località del territorio nazionale, per consentire un controllo capillare, rapido e puntuale delle aziende certificate.
Ogni organismo autorizzato deve predisporre, entro il 30 novembre di ogni anno, un piano di lavoro, in cui illustra in modo dettagliato le misure di controllo previste per l’anno successivo e le relative modalità di svolgimento, da sottoporre all’approvazione delle Regioni, delle Province autonome e dello stesso Ministero delle Politiche Agricole. Deve inoltre fornire, entro date prestabilite, l’elenco dei produttori che hanno notificato la propria attività nel settore biologico (richiedendo l’accesso al sistema di controllo), l’elenco degli operatori certificati e una relazione sull’attività svolta nel corso dell’anno.

Le aziende certificate

Attualmente in Italia si contano più di 60.000 aziende che operano secondo i canoni del metodo biologico.
Gli operatori dell’agricoltura biologica che hanno ottenuto la certificazione sono inseriti in appositi “elenchi regionali”, istituiti da Regioni e Province Autonome, e “nazionali”, presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
Secondo la classificazione ufficiale sono suddivisi in:

- Produttori agricoli: la loro attività si concentra sulla “produzione primaria”. Ne fanno parte aziende agricole, zootecniche, apistiche
- Preparatori: rappresentano il comparto della “produzione secondaria”, cioè si occupano della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli o zootecnici biologici provenienti da aziende già certificate.
- Raccoglitori di prodotti spontanei
- Importatori (inseriti esclusivamente negli elenchi nazionali)

Le aziende produttrici sono a loro volta suddivise in:

- Aziende biologiche, che adottano il metodo biologico su tutta la superficie aziendale
- Aziende in conversione, sono quelle che hanno iniziato ad usare il metodo biologico su tutta l’area aziendale, sotto la supervisione di un organismo di controllo autorizzato, in attesa di ricevere la certificazione come azienda biologica.
- Aziende miste, che utilizzano il metodo di coltivazione biologico solo su una parte della superficie aziendale, impegnandosi a mantenere separati i terreni da possibili fonti inquinanti e dagli appezzamenti coltivati col sistema convenzionale.

Come si ottiene la certificazione – procedura

· Notifica di adesione da parte dell’azienda al metodo di produzione biologico, da trasmettere alle Regioni e alle Province autonome del territorio di appartenenza, come pure all’organismo di controllo prescelto. Le aziende che svolgono attività di importazione devono inviare la notifica anche al Ministero delle Politiche Agricole. (l’azienda deve fornire la documentazione richiesta, relativa alle caratteristiche dell’azienda, ai programmi annuali di produzione, alle autorizzazioni sanitarie, ecc.)

· Valutazione di idoneità dell’azienda tramite visita ispettiva e verifica della documentazione fornita

· Ammissione al sistema di controllo dell’azienda considerata idonea.

· Periodo di conversione. Il periodo previsto dal regolamento CEE 2092/91 per la conversione al biologico è di due anni prima della semina per le colture erbacee e di tre anni prima del raccolto per le superfici arboree. Per il settore zootecnico i tempi previsti per la conversione variano secondo le specie animali allevate.

· Visite ispettive periodiche, da parte di funzionari incaricati dagli organismi di controllo, con esame della documentazione, prelievi ed analisi sui prodotti per verificare la conformità dell’azienda alle regole del metodo di produzione biologico e l’assenza di residui di sostanze non ammesse.

· Possibili controlli straordinari con verifiche ed ispezioni mirate in caso di sospetto o su documentata segnalazione di terzi

· In caso di mancata conformità l’organismo di controllo deve riferire alle Autorità pubbliche, che decideranno le eventuali sanzioni. L’azienda che abbia commesso gravi violazioni è esclusa dal sistema di controllo, ed è revocata l’autorizzazione a produrre, trattare e commercializzare prodotti con la dicitura “da agricoltura biologica”.

· Certificazione e Rilascio documentazione, da parte dell’organismo di controllo, che attesta la conformità dell’azienda al metodo di produzione biologico. L’azienda che ha ottenuto la certificazione è autorizzata alla stampa di etichette per il confezionamento o il trattamento dei prodotti da immettere sul mercato. I prodotti certificati hanno libera circolazione all’interno dell’Unione Europea.

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Fonte: a cura di V. Maltese - AgricolturaBiologica.info
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