La certificazione in Agricoltura Biologica
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Esistono tre tipologie di certificati
forniti alle aziende ufficialmente riconosciute:
Certificato di Azienda Controllata:
dimostra che l’azienda è inserita nel Sistema di Controllo
come previsto dalla legge.
Certificato di Prodotto: è
necessario per tutti i prodotti non ancora confezionati o che devono
subire processi di trasformazione. Garantisce che un determinato
lotto, o un definito quantitativo di prodotto, è stato ottenuto
nel rispetto delle norme che regolano il metodo di produzione biologico.
Autorizzazione alla stampa di etichette:
da utilizzare sui prodotti confezionati.
Controlli sulle importazioni
Per quanto riguarda l’importazione, i criteri di controllo
differiscono secondo l’area geografica di produzione dei prodotti
biologici.
Nel caso di Paesi appartenenti all’Unione Europea, le regole
da seguire sono comuni ai vari stati, e fanno riferimento al Regolamento
CE 2092/91. I prodotti biologici certificati in base ai parametri
sopra indicati, hanno libera circolazione su tutto il territorio
europeo.
In caso di importazione da Paesi extracomunitari, per avere l’autorizzazione
ad entrare in Europa, i prodotti biologici devono risultare ottenuti
e controllati “in regime di equivalenza” al regolamento
comunitario. A questo scopo una specifica Commissione della Comunità
ha redatto una lista degli stati che possono commercializzare prodotti
biologici conformi agli standard di controllo europei. Per gli scambi
commerciali con questi paesi, l’azienda autorizzata dovrà
fornire il solo certificato di importazione.
Per l’importazione da Paesi non compresi nell’elenco
sopra citato, la ditta importatrice deve presentare ogni anno al
Ministero e all’Organismo di controllo di appartenenza, la
documentazione necessaria ad attestare la conformità dell’azienda
straniera produttrice alle norme comunitarie. In questo caso l’azienda
sarà autorizzata all’importazione per il singolo prodotto,
che dovrà arrivare a destinazione in confezioni chiuse e
munite di speciale etichetta di riconoscimento.
Controlli sui certificatori
La supervisione degli organismi di controllo è affidata al
Ministero delle Politiche Agricole e alle singole Regioni e Province
autonome nei territori di propria competenza.
Alcune critiche di presunta parzialità di giudizio sono state
mosse nei confronti degli organismi di certificazione, perché
costituiti in gran parte dalle stesse associazioni di operatori
dell’agricoltura biologica.
In realtà, nelle commissioni di valutazione operano, accanto
a personale altamente qualificato, rappresentanti delle associazioni
di consumatori.
Un’ulteriore garanzia dell’efficacia e della trasparenza
delle certificazioni rilasciate dagli organismi sopra elencati,
è rappresentata dall’accreditamento di questi enti
al SINCERT (Sistema Nazionale per l’Accreditamento degli Organismi
di Controllo), che ha rilasciato loro un attestato di conformità
alle norme della serie UNI CEI EN 450011 (che stabiliscono i criteri
per cui un organismo indipendente che si occupa della certificazione
di prodotto può essere riconosciuto come competente ed affidabile).
Per produrre e garantire una certificazione imparziale, come enti
accreditati Sincert, gli organismi di certificazione hanno l’obbligo
di far eseguire le analisi di controllo sui campioni di prodotto
prelevati nelle aziende biologiche, presso laboratori autorizzati
dal SINAL (Sistema Nazionale per l’Accreditamento dei Laboratori).
Ulteriori controlli sugli enti certificatori sono svolti nell’ambito
di applicazione delle tariffe previste per le diverse aziende del
comparto biologico.
Settori non regolamentati: i disciplinari
Le leggi vigenti definiscono i requisiti
necessari per ottenere il riconoscimento e la certificazione dei
prodotti biologici soltanto in determinati settori (produzione agricola,
zootecnia).
L’applicazione del metodo biologico, tuttavia, si è
estesa anche ad altri ambiti nel comparto dei prodotti non alimentari.
In tutti questi settori (che spaziano dall’aquacoltura alla
gestione di agriturismi bio-ecologici, dalla cosmesi all’abbigliamento,
dalla produzione di detergenti per la casa alle erboristerie) non
esiste attualmente un regolamento specifico definito dalla legge
che consenta di identificare e certificare le aziende che seguono
la filosofia e applicano i criteri del biologico al fine di ottenere
prodotti naturali, di buona qualità, sicuri per il consumatore
e nel rispetto dell’ambiente.
Allo scopo di identificare e distinguere questo tipo di prodotti
dal comparto indiscriminato del “naturale” (che in tempi
di deregolamentazione è spesso divenuto terreno di speculazione
e frode nei confronti del consumatore) le aziende che osservano
il metodo biologico hanno deciso di elaborare, in collaborazione
con i più importanti enti nazionali ed internazionali di
certificazione, schemi disciplinari e linee guida che regolino ed
orientino gli operatori, che vi si attengono per adesione volontaria,
in tutto il processo di produzione, trasformazione e commercializzazione
dei propri prodotti.
Punto di riferimento per la definizione degli schemi di certificazione
volontaria sono le norme dell’IFOAM (International Federation
of Organic Agricolture Movement), ente internazionale che rappresenta
il movimento dell’agricoltura biologica in tutto il mondo,
costituite da criteri e standard produttivi più severi rispetto
a quelli definiti dalle attuali normative Europee.
Per i prodotti ottenuti nel rispetto di questi disciplinari sono
previsti il riconoscimento da parte degli enti certificatori e l’uso
di un marchio specifico per gli articoli introdotti sul mercato.
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