Non facciamo confusione…
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Grazie ad un uso più contenuto di prodotti
chimici, la coltivazione di tipo integrato è uno dei sistemi
agricoli che, sebbene ancora legato a schemi di produzione “industriali”,
rivolge una certa attenzione ai problemi ambientali.
Punto distintivo rispetto ad altre forme di agricoltura
“rispettose dell’ambiente” è l’assenza
di una legge specifica per la regolamentazione del settore
(come invece accade per l’agricoltura biologica).
Le aziende che operano secondo il metodo di produzione
integrata sono riunite in associazioni e fanno capo all’OILB
(Organizzazione internazionale per la lotta biologica), istituto
riconosciuto a livello mondiale, che ha elaborato le prime linee
guida di riferimento in questo particolare comparto dell’agricoltura.
Nel 1992, il regolamento CEE n. 2078 ha introdotto una politica
di agevolazioni e aiuti economici per favorire lo sviluppo di produzioni
agricole compatibili con la protezione della natura e dell’ambiente.
Per accedere ai contributi Europei, erogati in Italia su autorizzazione
delle Regioni, i produttori devono rispettare specifiche norme tecniche
contenute nei “Disciplinari di produzione integrata”,
e riguardanti tutte le fasi pre e post raccolta (dalla coltivazione
alla vendita) dei prodotti; devono inoltre impegnarsi, nell’impiego
del metodo di produzione integrata, per un periodo minimo di cinque
anni.
Le aziende che aderiscono ai criteri della produzione
integrata sono identificate, nelle diverse regioni, tramite specifici
Marchi di Qualità, e sono sottoposte a controlli ispettivi
sia da rappresentanti delle associazioni di appartenenza, sia dagli
organi regionali che verificano l’effettivo rispetto delle
norme previste dai Disciplinari.
Non è bio perché…
- Ammette l’utilizzo di sostanze chimiche
di sintesi, sia pure in quantità ridotte rispetto
all’agricoltura convenzionale
- Utilizza metodologie tipiche dell’agricoltura convenzionale,
avvalendosi solo in alcuni casi di tecniche usate in agricoltura
biologica
- Non è regolamentata dalla legge, ma si
avvale soltanto dei disciplinari elaborati dalle associazioni di
settore
- Non è prevista certificazione, né
esistono enti specifici preposti al controllo, compito esercitato
dalle Regioni per quanto riguarda la conformità all’ottenimento
delle sovvenzioni CEE
- Non esiste un’etichetta unica per identificare
la produzione, e le indicazioni sui prodotti rispondono solo ai
requisiti generali previsti dalla legge per le produzioni agricole.
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