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Non facciamo confusione… (3/4)

Grazie ad un uso più contenuto di prodotti chimici, la coltivazione di tipo integrato è uno dei sistemi agricoli che, sebbene ancora legato a schemi di produzione “industriali”, rivolge una certa attenzione ai problemi ambientali.

Punto distintivo rispetto ad altre forme di agricoltura “rispettose dell’ambiente” è l’assenza di una legge specifica per la regolamentazione del settore (come invece accade per l’agricoltura biologica).

Le aziende che operano secondo il metodo di produzione integrata sono riunite in associazioni e fanno capo all’OILB (Organizzazione internazionale per la lotta biologica), istituto riconosciuto a livello mondiale, che ha elaborato le prime linee guida di riferimento in questo particolare comparto dell’agricoltura.

Nel 1992, il regolamento CEE n. 2078 ha introdotto una politica di agevolazioni e aiuti economici per favorire lo sviluppo di produzioni agricole compatibili con la protezione della natura e dell’ambiente. Per accedere ai contributi Europei, erogati in Italia su autorizzazione delle Regioni, i produttori devono rispettare specifiche norme tecniche contenute nei “Disciplinari di produzione integrata”, e riguardanti tutte le fasi pre e post raccolta (dalla coltivazione alla vendita) dei prodotti; devono inoltre impegnarsi, nell’impiego del metodo di produzione integrata, per un periodo minimo di cinque anni.

Le aziende che aderiscono ai criteri della produzione integrata sono identificate, nelle diverse regioni, tramite specifici Marchi di Qualità, e sono sottoposte a controlli ispettivi sia da rappresentanti delle associazioni di appartenenza, sia dagli organi regionali che verificano l’effettivo rispetto delle norme previste dai Disciplinari.

Non è bio perché…

- Ammette l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi, sia pure in quantità ridotte rispetto all’agricoltura convenzionale

- Utilizza metodologie tipiche dell’agricoltura convenzionale, avvalendosi solo in alcuni casi di tecniche usate in agricoltura biologica

- Non è regolamentata dalla legge, ma si avvale soltanto dei disciplinari elaborati dalle associazioni di settore

- Non è prevista certificazione, né esistono enti specifici preposti al controllo, compito esercitato dalle Regioni per quanto riguarda la conformità all’ottenimento delle sovvenzioni CEE

- Non esiste un’etichetta unica per identificare la produzione, e le indicazioni sui prodotti rispondono solo ai requisiti generali previsti dalla legge per le produzioni agricole.

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Fonte: a cura di V. Maltese - AgricolturaBiologica.info
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